Descrizione completa
Questo straordinario capolavoro italiano, realizzato da Carlo Giuseppe Testore a Milano intorno al 1715, testimonia la maestria della tradizione liutaria milanese. Lo strumento incarna l’eccellenza che contraddistingue le migliori opere di Testore e rappresenta un capitolo significativo nella storia dell’arte liutaria. Il carattere deciso della lavorazione artigianale, evidente nella curvatura marcata, nei bordi, nelle scanalature e nella filettatura, insieme al disegno ovale e inclinato in diagonale della voluta, mettono in risalto l’alta qualità e l’espressività del più raffinato e apprezzato liutaio della famiglia Testore. La squisita vernice dorata, di eccezionale trasparenza e luminosità, esalta la bellezza naturale del legno, creando un’estetica unica che si armonizza con le qualità organiche dello strumento e traduce visivamente l’aggressività e la potenza del suo suono.
Il suono di questo violino è potente e raffinato quanto il suo fascino estetico. La prima documentazione risalente a tale strumento risale al 4 maggio 1906 a Londra, quando fu esaminato, certificato e venduto dalla ditta W.E. Hill & Sons. All’epoca, lo strumento era attribuito a Carlo Antonio Testore, a testimonianza della stretta affinità stilistica tra padre e figlio. Studi comparativi più recenti, supportati da banche dati più ampie e da analisi dendrocronologiche che datano l’ultimo anello di crescita al 1700, hanno consentito un’attribuzione più precisa, confermando che lo strumento è opera di Carlo Giuseppe Testore. In seguito alla sua vendita, il violino passò alla bottega dei Van Welsenes all’Aia, dove probabilmente fu sottoposto a interventi o restaurato, oppure in un secondo momento da Joseph Joachim Vedral. Rimase nei Paesi Bassi per gran parte del XX secolo, diventando infine proprietà del violinista e direttore d’orchestra olandese Fokke Beekman alla fine degli anni ’50. Beekman possedette lo strumento e lo utilizzò per oltre cinquant’anni, collaborando tra l’altro con l’Orchestra Filarmonica della Radio dei Paesi Bassi e partecipando a vari progetti discografici con artisti di fama internazionale. Dopo la sua morte, il violino passò ai suoi eredi, concludendo così una provenienza ben documentata, caratterizzata da un uso professionale costante e da un’attenta conservazione.
Questo strumento si presenta in ottimo stato di conservazione. Essendo stato oggetto di pochi interventi nel corso degli anni, il violino presenta uno dei pochi stili classici di verniciatura milanese riscontrabili nei capolavori d’epoca, molto probabilmente utilizzato durante i periodi invernali umidi nel nord d’Italia grazie alla sua ricetta a base di resina ad alta densità e alla maggiore resistenza al freddo. Gran parte della vernice originale adorna ancora lo strumento, conferendo vivacità al suo colore di fondo dorato. Come la maggior parte degli strumenti di Carlo Giuseppe, questo eccezionale violino presentava originariamente una filettatura sul fondo, e la parte posteriore della voluta non è stata intagliata in un secondo momento da un intervento di terzi, come spesso accadeva agli strumenti delle generazioni successive della famiglia. Ciò non solo indica il livello più elevato di maestria applicato alla realizzazione di questo violino, ma anche la cura e l’entusiasmo che lo stesso liutaio nutriva in particolare per questo strumento. La tavola armonica è composta da due pezzi di abete italiano con venature regolari da fini a medie sulle due facce speculari. Il fondo è costituito da due pezzi abbinati di acero leggermente fiammato, caratterizzato da una luminosità splendida e profonda, così come le fasce e la testata. La vernice è di colore dorato, che in seguito divenne la più utilizzata dalla generazione successiva della famiglia.
