Profilo del liutaio
Carlo Giuseppe Testore, illustre liutaio milanese nato a Novara intorno al 1660, fu allievo di Giovanni Grancino e aprì la propria bottega a Milano alla fine del XVII secolo. Influenzato da Grancino,
I suoi strumenti si contraddistinguono per il design elegante, caratterizzato da elementi unici quali le volute di grande impatto. L’arte di Testore, portata avanti dai figli Carlo Antonio e Paolo Antonio, ha lasciato un’eredità duratura nella liuteria, particolarmente apprezzata per i suoi violoncelli eccezionali.
Pochissimo di quanto si conosce della storia dei membri della famiglia Testore è confermato da documenti o registri anagrafici risalenti alla fine del XVII secolo. Carlo Giuseppe Testore sembra essere nato a Novara intorno al 1660 e si affermò in breve tempo come liutaio di spicco a Milano, poiché le sue prime opere risalgono al 1685 circa e agli anni successivi. Influenzato da Giovanni Grancino, che si ritiene sia stato il suo unico maestro, realizzò strumenti caratterizzati da un design elegante e compatto, ispirato principalmente all’influenza degli Amati in questo campo, così come era stata assorbita e interpretata da G. Grancino, oltre che da caratteristiche uniche quali le audaci volute diagonali, che li distinguono dalle opere del maestro. Nel corso della sua carriera, Carlo Giuseppe Testore accresce l’individualità del proprio lavoro, specialmente nei suoi violoncelli molto apprezzati. Rispetto a quelli di Grancino, le sue filettature erano piuttosto più larghe, e le scanalature attorno alle tavole erano in qualche modo meno profonde e dall’aspetto più robusto. In generale i suoi strumenti presentavano uno stile più audace. Proprio come il suo predecessore, Testore sembra aver lavorato essenzialmente con due ricette di vernice: una più scura, tendente al rossastro, di consistenza più morbida, leggermente meno trasparente e, a quanto pare, di maggiore difficoltà nell’applicazione e nella manutenzione. L’altra, di un colore dorato più chiaro, di maggiore trasparenza e consistenza più dura, apparentemente più facile da gestire in quanto sembra trattarsi di una ricetta ad asciugatura più rapida. La scelta di entrambe le vernici variava a seconda della qualità del legno e del resto dei materiali a sua disposizione, fattori che determinavano principalmente l’importanza del progetto e, di conseguenza, il livello di raffinatezza; vi sono tuttavia anche indicazioni secondo cui ciascuna delle ricette di vernice si adattasse meglio a specifiche condizioni climatiche e livelli di umidità, risultando quindi più indicata per un determinato periodo dell’anno. Verso la fase finale della sua carriera, la vernice dorata sembra essere diventata più costante e utilizzata con maggiore frequenza, e così rimase nell’opera dei suoi figli. I figli di Testore, Carlo Antonio e Paolo Antonio, ne continuarono l’eredità, mantenendo la reputazione della famiglia per l’eccezionale maestria artigianale. Sotto l’influenza di Stradivari e Amati, Testore sviluppò tecniche proprie, incarnate dall’iconica «voluta di Testore» e dagli angoli più allungati. I suoi violoncelli, rinomati per la loro qualità, riflettono la sua maestria nell’arte e la sua eredità duratura nella liuteria. Le etichette indicano che la bottega di famiglia era situata anch’essa in Contrada Larga a Milano, proprio nello stesso luogo in cui Grancino, Lavazza e, in seguito, Landolfi, aprirono le loro botteghe.
