Descrizione completa
Questo straordinario capolavoro italiano di Giovanni Grancino, realizzato a Milano nel 1695, non è solo un esempio incantevole ed eccezionale dell’opera del maestro, ma anche un pezzo fondamentale della storia della liuteria. Lo strumento incarna l’eccellenza che contraddistingue le migliori creazioni di Grancino e rappresenta il capitolo fondante della tradizione liutaria milanese. Il disegno delle venature, ampio e marcato, la curvatura, i bordi raffinati con scanalature e filetti, l’elegante disegno della voluta dai contorni netti e la splendida vernice rosso-marrone di alta qualità: ogni elemento combina i più alti standard di eccellenza raggiunti al culmine della scuola milanese.
L’approccio di Grancino è riuscito a creare uno stile estetico unico che non andava contro la natura del legno e delle resine naturali utilizzate, ma ne esaltava le qualità intrinseche. La verniciatura è parte integrante di quella che viene spesso considerata la sua più grande virtù: come è tipico nell’opera di Grancino e in quella di molti che lo seguirono a Milano, questo strumento presenta quella composizione oleosa, di colore rosso-marrone, con resine più morbide e quella texture più elegante, talvolta leggermente craquelata, associata alla sua produzione più raffinata. Il fondo è costituito da due pezzi di acero con venature larghe e poco marcate, con fasce e voluta in tinta, e una tavola in abete rosso a venature medie.
La storia recente di questo violino conferisce un valore eccezionale al suo significato. Lo strumento fu acquistato nel 1950 a New York dal violinista ungherese-canadese Géza de Kresz (1882–1959) dalla collezione di Emil Herrmann, accompagnato da un certificato firmato da Herrmann e recante la stessa data. Allievo di Ševčík, Eugène e Théophile Ysaÿe, Albert Lavignac e Jacques Thibaud, de Kresz ricoprì il ruolo di primo violino presso le orchestre Tonkünstler di Vienna, Sinfonica di Bucarest e Filarmonica di Berlino, fu membro fondatore dell’Hart House Quartet di Toronto e si esibì in tournée per oltre trent’anni in duo con la moglie, Norah Drewett. Ha insegnato, tra l’altro, all’Accademia Liszt di Budapest, al Mozarteum di Salisburgo, al Conservatorio Stern di Berlino e al Conservatorio di Amburgo.
In quanto opera fondamentale del fondatore della scuola classica milanese e allo stesso tempo illustre strumento da concerto con una provvenienza artistica documentata risalente al XX secolo, questo “Géza de Kresz” del 1695 si colloca tra gli esempi più affascinanti della liuteria italiana della fine del XVII secolo oggi disponibili.
