Profilo del liutaio
Giovanni Grancino è il primo liutaio attivo a Milano di cui si abbiano tracce certe; per questo motivo è considerato il fondatore della scuola classica milanese di liuteria
e uno dei suoi massimi esponenti. I suoi strumenti sono molto ricercati dai solisti, grazie al loro suono potente e melodioso, ricco di sfumature e profondamente italiano. Sono inoltre molto apprezzati dai collezionisti, in quanto rappresentano al meglio una delle più importanti scuole italiane di liuteria.
Nato nel 1637, Giovanni Grancino è il primo liutaio attivo a Milano di cui si abbia traccia certa; è pertanto considerato il fondatore della scuola classica milanese di liuteria e uno dei suoi massimi esponenti. La scuola di liuteria milanese ebbe un avvio tardivo rispetto ad altri centri importanti, come Brescia e Cremona, dove all’epoca erano già ben consolidate numerose botteghe di rilievo, quali quelle degli Amati, degli Stradivari e dei Guarneri. È probabile che Giovanni fosse nato in una famiglia di liutai, ma non vi sono prove concrete a sostegno di questa ipotesi, sebbene ciò risolverebbe il problema della sua improbabile formazione da autodidatta. Lo strumento più antico attribuito a Giovanni Grancino mostra una maestria artigianale squisita e di alto livello. Tuttavia, se autentica, l’etichetta di questa «Violetta» indica che lo strumento fu costruito quando Grancino aveva solo vent’anni, a sostegno dell’idea che egli avesse avuto accesso a una guida diretta. Una parte dei suoi primi strumenti è attribuita a collaborazioni tra lui e suo fratello Francesco, ma non vi sono prove sufficienti per definire con esattezza quale fosse il contributo di Francesco nella loro realizzazione. Suo padre, Andrea Grancino, sembra essere menzionato da Cozio di Salabue in uno dei suoi manoscritti come un eccellente liutaio che avrebbe realizzato alcuni strumenti di grande pregio. Purtroppo, non è mai stato documentato alcun strumento recante l’etichetta originale di Andrea né tantomeno quella del nonno, Paolo. Per molto tempo si è ritenuto che Grancino avesse appreso il mestiere sotto la guida della famiglia Amati a Cremona, ma ricerche più approfondite indicano che l’approccio «alla Amati» adottato nei suoi strumenti nel XVIII secolo potrebbe essere stato una risposta alla domanda commerciale, piuttosto che uno stile ereditato. La produzione iniziale, che va dagli anni ’60 del Seicento alla metà degli anni ’70 dello stesso secolo, attribuita ai fratelli Grancino, consiste quasi esclusivamente in viole, e il suo stile e le sue caratteristiche costruttive indicano che la loro formazione primaria e le loro influenze non provenivano dalla tradizione cremonese. Lo stile di Giovanni Grancino si avvicinò agli standard della famiglia Amati solo a partire dal 1680, quando realizzò un numero considerevole di violini e violoncelli di qualità e raffinatezza superiori, pur conservando un forte carattere personale distintivo. Tale influenza si fece molto più marcata dopo il 1700, quando fu possibile constatare che egli aveva un accesso più diretto agli strumenti cremonesi di maggior pregio e alla relativa guida. La produzione di Grancino aumentò costantemente durante questo periodo, poiché collaborava già con suo figlio e allievo Giovanni Battista II. Gran parte della sua produzione iniziò a mostrare caratteristiche stilistiche, quali modelli, curvatura e rifiniture, simili a quelle della famiglia Amati. Una teoria che fornisce una spiegazione plausibile su come Grancino abbia avuto accesso alla guida e alle conoscenze dei liutai cremonesi è l’arrivo a Milano, nel 1673, di Bartolomeo Pasta, il quale figura come residente presso la bottega degli Amati a Cremona nei registri amministrativi degli anni ’60 del Seicento. Dopo essersi trasferito a Milano, anche Pasta aprì la propria bottega in Contrada Larga, la stessa via in cui viveva e lavorava la famiglia Grancino, così come molti dei nomi che seguirono nella storia della liuteria milanese. L’affermazione di Giovanni Battista Grancino come il più importante liutaio milanese dell’epoca è dovuta all’elevato livello della sua maestria rispetto a quella dei concorrenti giunti pochi anni dopo. È tuttavia innegabile che la famiglia Grancino costituisse un nucleo importante e ben collegato della società milanese del XVII secolo. Essi occupavano una posizione privilegiata in uno dei luoghi più importanti della città, equidistante dal Palazzo Arcivescovile e dal Duomo di Milano, dove il padrino di Giovanni, Michelangelo Grancino, ricopriva il ruolo di direttore musicale, risultando così uno dei musicisti più influenti della città. Grancino morì nel 1709 mentre era in attesa del processo a carico di suo figlio, Giovanni Battista, accusato dell’omicidio di un collega liutaio, Antonio Maria Lavazza, che viveva e lavorava anch’egli in Contrada Larga a Milano. I documenti indicano che i dissidi tra i liutai sarebbero iniziati alcuni anni prima e sarebbero culminati in scontri e tentativi di omicidio da entrambe le parti, ma non vale la pena entrare nei dettagli della precisa cronologia delle minacce e delle risse.
