Profilo del liutaio
Napoli, che durante il Rinascimento e fino al 1816 fu un centro culturale di grande rilievo, vantava un ricco patrimonio artistico. Divenne un punto di riferimento per la liuteria, guidata dalla famiglia Gagliano e da altri maestri quali Eberle e
i Vinaccia. Nonostante le difficoltà, Napoli è rimasta una città vivace, mantenendo viva la propria tradizione liutaria grazie ad artigiani come Ventapane e i Gagliano.
Dal primo Rinascimento fino al 1816, Napoli fu la capitale del Regno di Napoli. Successivamente, si unì alla Sicilia per formare le “Due Sicilie”, che Giuseppe Garibaldi rovesciò nel 1861 durante la fase iniziale dell’unificazione italiana. Spesso considerata una delle capitali del Barocco insieme a Roma, Napoli conobbe un periodo di grande fioritura culturale ed economica dal Medioevo fino al XVIII secolo, dando vita a un ricco patrimonio artistico, architettonico e musicale, sostenuto dalla sua facoltosa nobiltà. In prima linea nella vita culturale di Napoli vi era la sua vivace scena musicale, che ha dato spazio a talentuosi compositori locali come Alessandro Scarlatti, pioniere delle prime opere liriche già negli anni Ottanta del Seicento. Nel XVIII secolo, Napoli, che probabilmente emanava un’atmosfera da capitale più di Roma, divenne la culla dell’opera buffa. Ciò portò alla fondazione del rinomato Teatro di San Carlo nel 1737, che rimase il principale teatro lirico d’Italia per oltre un secolo. Napoli emerse inoltre come centro di spicco per l’arte liutaria, con Alessandro Gagliano che rappresentò una figura chiave nella produzione di violini della città a partire dall’inizio del XVIII secolo. La sua eredità proseguì attraverso le generazioni successive, tra cui figure di rilievo come Ferdinando, Giuseppe e Giovanni, che mantennero viva la tradizione familiare di eccezionale maestria artigianale e produttività. I Gagliano, insieme a contemporanei quali Tomaso Eberle e ai membri della famiglia Vinaccia, contribuirono in modo significativo alla produzione italiana di strumenti a corda di pregio nel corso del XVIII secolo. Nonostante le numerose difficoltà, quali epidemie e disordini politici durante l’Unità d’Italia, Napoli rimase la città più grande d’Italia fino alla metà del XIX secolo. Il declino economico e gli sconvolgimenti sociali provocarono un esodo di massa della classe operaia, ma i liutai napoletani perseverarono, senza che si registrasse una migrazione significativa verso l’America nonostante le difficoltà. Sebbene la liuteria napoletana abbia subito un declino a partire dalla fine del XVIII secolo, artigiani come i Gagliano, i Vinaccia e Lorenzo Ventapane mantennero uno standard relativamente elevato fino a buona parte del XIX secolo. Dopo la scomparsa di Ventapane, la bottega di Raffaele e Antonio Gagliano divenne la principale fonte di strumenti di qualità a Napoli fino alla loro morte, avvenuta a metà del XIX secolo.
