Profilo del liutaio
Dopo gli studi artistici, Michele Dobner ha frequentato la Civica Scuola di Liuteria di Milano, diplomandosi nel 1990 sotto la guida del maestro Luca Primon. Ha quindi intrapreso uno studio personale dei modelli dei liutai milanesi del primo Novecento, Gaetano Sgarabotto, Giuseppe Ornati e Ferdinando Garimberti, sempre con uno sguardo rivolto alla liuteria classica di Antonio Stradivari.
I quartetti sono diventati una passione particolare: la ricerca dell’armonia tra le forme e di legni scelti per fondersi in un suono unico e compatto. Per due anni ha vissuto a Madrid, dove ha potuto studiare da vicino il quartetto Stradivari decorato conservato nel Palazzo Reale. Dal 1998 lavora a Cremona.
La maggior parte dei suoi strumenti è rifinita e verniciata in stile moderno; circa uno ogni due anni viene realizzato in imitazione dell’antico, nello stile di uno strumento del Novecento o, in qualche caso, del Settecento. Nel 2008 ha ricevuto due medaglie d’argento al concorso della Violin Society of America a Portland, in Oregon, per un quartetto e per un violoncello; nel 2009 e nel 2012 è stato finalista nella sezione violoncello della Triennale di Cremona. Entro il 2021 aveva costruito circa 150 strumenti, tra cui 35 violoncelli e 20 viole, molti dei quali suonati da musicisti di importanti orchestre di tutto il mondo.
Per sua stessa ammissione, il desiderio di costruire strumenti è nato a quindici anni, visitando una mostra di strumenti contemporanei. Ogni suo strumento porta all’interno un nome, che richiama la «voce» che quel nome ha avuto in vita e che continuerà a vivere nello strumento. L’imitazione della voce umana attraverso la famiglia degli archi, il violino come soprano, la viola come contralto, il violoncello come tenore, il contrabbasso come basso, ha sempre guidato la sua ricerca.
