Pochi nomi nella storia della musica suscitano tanta venerazione quanto Antonio Stradivari, per noi di Amorim una grande fonte di ispirazione.
I suoi violini, noti come Stradivari, sono simboli di perfezione: strumenti che hanno attraversato i secoli e che ancora oggi vengono suonati dai più grandi musicisti del nostro tempo. Dalle intime botteghe di Cremona, in Italia, Stradivari trasformò l’arte della liuteria in una scienza fatta di suono, precisione e bellezza.
Collezionisti, liutai ed esecutori restano affascinati dal mistero che avvolge la sua arte: che cosa rende il suono di uno Stradivari così unico? Come riuscì a ottenere un simile equilibrio e una simile risonanza senza gli strumenti moderni di cui disponiamo oggi?
Per apprezzare davvero l’eredità di questi strumenti occorre comprendere l’importanza dei massimi capolavori di Stradivari, opere che hanno fissato lo standard dell’eccellenza nella costruzione degli strumenti.
Chi era Antonio Stradivari?
Antonio Stradivari, nato nel 1644 a Cremona, è considerato il più grande liutaio di tutti i tempi. Per 71 anni costruì violini, viole e violoncelli, una carriera lunghissima per chi viveva tra il XVII e il XVIII secolo. Riusciva a capire come il suono risuona, studiava con quale precisione modellare il legno e cercava gli ingredienti sfuggenti capaci di farlo vibrare liberamente.
Pur non essendo nato in una famiglia di liutai, da giovane iniziò l’apprendistato a Cremona presso l’illustre Nicola Amati. Il maestro ne affinò le capacità e ne approfondì le conoscenze, ed egli divenne così il grande liutaio che conosciamo oggi.
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Quanti strumenti costruì Stradivari?
Si stima che Antonio Stradivari abbia costruito tra i 1.100 e i 1.200 strumenti nel corso della sua vita. Circa 650 di essi esistono ancora oggi, tra violini, viole, violoncelli, chitarre e arpe. I suoi violini, spesso chiamati semplicemente Stradivari, sono celebri per il loro perfetto equilibrio tra maestria, timbro e risonanza.
Il periodo compreso tra il 1700 e il 1720, spesso definito il “periodo d’oro” di Stradivari, produsse i suoi capolavori più celebri, strumenti che restano un punto di riferimento per liutai e musicisti.
I migliori capolavori di Antonio Stradivari
Gli strumenti di Stradivari rappresentano i più alti standard di maestria della scuola cremonese.
Ogni pezzo riflette la sua precisione tecnica, la cura del dettaglio e la profonda conoscenza dell’acustica, e resta un riferimento duraturo per liutai e musicisti di tutto il mondo.
Betts, 1704
Uno dei violini più leggendari costruiti da Stradivari, questo strumento rappresenta perfettamente il periodo d’oro. Realizzato nel 1704, è appartenuto al costruttore francese Jean-Baptiste Vuillaume e ai commercianti londinesi di strumenti di pregio W.E. Hill & Sons. Ancora integro dopo secoli e diversi proprietari, oggi il Betts appartiene alla Library of Congress di Washington.
Il 'Gibson, Huberman,' 1713
Questo violino fu rubato due volte nel corso della sua storia. La prima volta venne restituito al proprietario; la seconda, invece, fu sottratto al violinista israeliano Bronisław Huberman e fu recuperato solo cinquant’anni più tardi, dopo la confessione in punto di morte di Julian Altman. Joshua Bell lo acquistò poi nel 2001 e lo suonò fino a quando lo vendette a Norbert Brainin.

Soil, 1714
Il violino ‘Soil’ fu costruito da Antonio Stradivari all’apice del suo periodo d’oro, quando utilizzava i materiali più pregiati e lavorava con precisione impeccabile. Dopo essere stato passato fra diversi proprietari, Itzhak Perlman lo acquistò nel 1986. Lo ha descritto come “il miglior strumento per suono mai realizzato da Antonio Stradivari”.

Il Harrison, 1693
Il Harrison, definito il più grande violino da concerto antecedente al 1700 e uno dei pochissimi sopravvissuti con il manico originale, prese il nome dall’avvocato e musicista dilettante inglese dell’Ottocento Richard Harrison. Oggi appartiene al National Music Museum.
Il Lord Aylesford, 1696
Questo violoncello Stradivari del 1715 presenta una ricca vernice rossa ed è uno dei soli cinquanta strumenti sopravvissuti fino a oggi. Apparteneva in origine a Lord Aylesford: violoncellista dilettante, lo conservò per circa cent’anni prima di cederlo a una serie di proprietari successivi provenienti da ogni parte del mondo.
Uno dei proprietari, il violoncellista Gregor Piatigorsky. Suonava il violoncello Domenico Montagnana ‘Sleeping Beauty’, oggi di proprietà della Nippon Music Foundation e dato in prestito a Pablo Ferrández.
Il Molitor, 1697
‘Il Molitor’ prese il nome da un giovane generale dell’esercito di Napoleone, Gabriel-Jean-Joseph Molitor. Molitor fu un soldato di rilievo e un musicista dell’Ottocento, oltre che un appassionato amante del violino. Un altro dei numerosi proprietari del ‘Molitor’ fu il violinista americano Elmar Oliveira, oggi cliente di Amorim Fine Violins e proprietario di una copia ‘del Gesù’ realizzata da Luiz Amorim.

Il Clisbee, 1669
Nei primi anni di attività Stradivari forse non disponeva di denaro sufficiente per acquistare il legno di alta qualità, e così i suoi primi violini furono realizzati con legno meno pregiato rispetto a quello dei violini successivi. Il ‘Clisbee’, però, fu finemente verniciato con una mano di colore giallo-bruno.
Di proprietà della signora Clisbee, allieva di Andreas Moser, questo violino fu utilizzato anche dal Quartetto Joachim. Nel 2003 fu donato alla città di Cremona ed è oggi esposto al Museo del Violino.

Hellier, 1679
Il ‘Hellier’, secondo violino intarsiato di Stradivari, dimostra che il maestro non si limitava all’intaglio del legno. Le dimensioni di questo strumento sono più generose rispetto a quelle dei violini dello stesso periodo. Il ‘Hellier’ fu affidato alla Fondazione Stradivari di Cremona nell’ambito del progetto ‘Friends of Stradivari’ ed esposto al Museo del Violino. Oggi è tornato dal suo proprietario in Svizzera.
La Pucelle, 1709
Realizzata nel 1709, La Pucelle è uno dei violini di Stradivari meglio conservati mai costruiti. Il nome fu dato dal commerciante e liutaio parigino Jean-Baptiste Vuillaume, che, dopo aver smontato lo strumento per la manutenzione, scoprì con stupore che era rimasto del tutto intatto da quando aveva lasciato la bottega di Stradivari.
Da Amorim Fine Violins è stata realizzata (e venduta) una copia fedele de La Pucelle, che mantiene le stesse qualità timbriche e gli stessi dettagli estetici dell’originale. Rifinita con una brillante vernice rosso-bruna e una cura meticolosa del dettaglio, questa copia rende omaggio all’eleganza senza tempo e all’eccellenza acustica del capolavoro originale di Stradivari.
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In Amorim Fine Violins, a Cremona, onoriamo l’eredità di Stradivari attraverso una collezione selezionata di strumenti di pregio e di copie d’autore contemporanee. Che tu sia un musicista in cerca del tuo suono perfetto o un collezionista alla ricerca di un investimento unico, il nostro team ti aiuta a trovare un violino che riecheggi la genialità dei maestri cremonesi.
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