Profilo del liutaio
Gli strumenti di Marchioni sono molto ricercati per il loro suono raffinato, potente e di grande proiezione. La sua maestria artigianale conferisce al suo approccio e ai suoi modelli un livello di autenticità ed espressività che lo contraddistinguono
a differenza di altri liutai che, all’epoca, potevano limitarsi semplicemente a copiare i modelli cremonesi senza apportare un contributo significativo allo sviluppo di uno stile personale.
A causa della mancanza di documentazione adeguata, la vera identità di Don Nicola “Amati” non è chiara e l’opera non presenta alcuna affinità stilistica con quella dei suoi predecessori cremonesi. Gli storici hanno rinvenuto negli archivi ecclesiastici indicazioni secondo cui si tratterebbe di un nome di fantasia coniato da un liutaio, apparentemente un sacerdote, di nome Don Marchioni. La sostanziale somiglianza delle caratteristiche degli strumenti dell’inizio del XVIII secolo contrassegnati con la firma «D. Nicolaus Amati» avvalora l’ipotesi che Marchioni fosse l’unico artigiano autore di questi capolavori. Marchioni operò nel contesto di una tradizione liutaria già consolidata a Bologna, che all’epoca rappresentava uno dei centri principali dello Stato Pontificio e dove la scena musicale era piuttosto vivace e attiva. Le prime figure di spicco della città nel campo della liuteria furono i membri della famiglia Tononi, che possono essere considerati i fondatori della scuola bolognese, sebbene un centro artistico e musicale così vivace dovesse molto probabilmente contare su molti altri che non si distinsero in modo altrettanto evidente. Pertanto, già all’inizio del XVIII secolo, Bologna vantava una notevole tradizione di liuteria classica. Dopo che Carlo Annibale Tononi lasciò Bologna nel 1713, il destino della tradizione cittadina passò nelle mani dei suoi eredi stilistici, tra cui lo stesso Marchioni, ma egli continuò comunque a influenzare il lavoro della generazione successiva dalla sua nuova sede a Venezia, fungendo da ponte tra le due scuole. Quando Marchioni consolidò il proprio approccio e il proprio stile, l’influenza dell’opera di Jacob Steiner sugli artigiani emiliani era già molto meno marcata rispetto al secolo precedente. Gli strumenti di Marchioni sono ricercati per il loro suono squisito, potente e proiettivo. La sua maestria artigianale offre un livello di autenticità ed espressività nel suo approccio e nei suoi modelli che lo distinguono dagli altri liutai che, all’epoca, potevano limitarsi a copiare i modelli cremonesi senza apportare un contributo significativo allo sviluppo di uno stile personale.
